ALTO MEDIOEVO

OSTROGOTI

493

(10) Gli Ostrogoti provenienti dall’attuale Bulgaria, prevalentemente organizzati in bande, giungono in Italia dopo un lungo peregrinare nell’Europa orientale. Il re Teodorico sceglie come capitale Ravenna.

(10) In Italia e nella Tuscia proprio in questo periodo emerge con nitidezza il ruolo dei vescovi: colmando il vuoto giurisdizionale, oltre che capi spirituali dei fedeli, assumono anche autorità civile in ambito amministrativo e riorganizzano la vita delle città a tutti i livelli.

(10) Con la morte di Teodorico sale al trono il nipote Teodato. Nella Tuscia si comporta da insaziabile predatore degli ultimi latifondisti romani. E’ probabile che le enormi estensioni di terreni demaniali che caratterizzeranno  successivamente il Mugello siano originate, almeno parzialmente, da queste spoliazioni di terre mai più restituite ai vecchi proprietari.

~500-600

(10) Nel corso del VI-VII secolo è lecito pensare ad una collaborazione tra le due popolazioni (autoctona e gota) con però un’inevitabile dominanza di quella germanica.

(10) Nel VI secolo l’unità abitativa è la casa (strutture e terre afferenti all’azienda contadina, singole o raggruppate) spesso ricostruita su strutture romane precedenti. Tipica è la casa costituita dal basamento in pietra e dall’elevato realizzato con pali infissi in terra e pareti di rami tamponanti in argilla. Le strutture accessorie sono edificate esclusivamente con materiali deperibili. Anche le opere di difesa dei villaggi sono in palificate di legno.

(10) L’uso della pietra decade per ricomparire nell’edilizia rurale solo nel X secolo. Scompare la produzione ceramica antica e la tipologia funeraria ecclesiastica romana a favore di quella germanica; si ha altresì un progressivo incremento delle chiese rurali.

L’unità fondiaria diviene la curtis (con la tradizionale partizione in dominica e massarica) che prevede la presenza di numerosi animali da lavoro le cui carni forniscono anche il cibo per la mensa, probabilmente solo in occasioni eccezionali se si pensa che la dieta contadina è al tempo molto legata a cereali ed olio nonché ai prodotti del bosco e dell’incolto.

Nella mensa dei possessores prevale invece la carne, specialmente quella di maiale.

Il rapporto di lavoro tra coloni e possessores è quasi sicuramente legato ad un contratto di livello.

BIZANTINI

~535-553

(10) Lo scontro ventennale tra Ostrogoti e Giustiniano indebolisce maggiormente l’amministrazione romana portando ad un modello di insediamento che possiamo definire “caotico”. Firenze e Fiesole perdono il controllo di parte del territorio da loro amministrato. Si passa da un paesaggio contraddistinto da numerosi nuclei abitati dispersi (età romana e tardo antica) alla prevalenza di nuclei accentrati sovente fortificati.

L’invasione dei Longobardi porta ampie parti della Tuscia sotto il loro controllo e la Tuscia Longobardorum entra a far parte del Regnum.

537

(29) Un esercito bizantino penetra nella Tuscia ottenendo la spontanea dedizione di tutte le città.

538

(29) Il re goto Vitige rioccupa tutte le terre riprese dai bizantini l’anno precedente.

539

(29) Al comando dei generali Cipriano e Giustino, Belisario invia due reggimenti per sottrarre nuovamente Firenze e Fiesole ai Goti.

541

(10) Il centro di Firenze viene ridotto a rovine da Totila. Nella città una sparuta popolazione vive in capanne difese da una cerchia muraria ridotta rispetto a quella precedente romana.

Anche Fiesole viene parzialmente distrutta. La popolazione residua trova rifugio tra le rovine (insieme nel VII secolo ad un gruppo di Longobardi) oltretutto circondate dalle nuove sepolture.

542

(6) Nel Mugello sono stanziati momentaneamente i Goti di Totila.

Con la battaglia dei “Crocioni” presso Scarperia i barbari invasori vengono sconfitti dal generale romano Belisario.

Viene ristabilito l’impero romano. La capitale da Roma viene trasferita a Ravenna.

Governa Narsete, a nome dell’imperatore Giustiniano.

Giustino succede a Giustiniano e Narsete cade in disgrazia.

(29) I Goti in previsione dell’arrivo dei Bizantini abbandonano Firenze e si rifugiano in Mugello

(29) I Bizantini raggiungono i Goti nel Mugello ed in giugno li affrontano nella battaglia detta dei “Crocioni”. Gli 8000 Bizantini di Belisario sono comandati dai generali Bessas, Cipriano e Giovanni di Vitaliano al quale è demandato il primo attacco.  I Goti sono comandati dai generali Bledas, Rudorico e Uliaris. Un errore tattico di Giovanni di Vitaliano permette una vittoria dei Goti che però, a causa delle forti perdite, rinunciano all’assedio di Firenze

(33) Il termine Mugello viene citato per la prima volta da Procopio da Cesarea nella descrizione della battaglia dei “Crocioni”

547

(29) Firenze rimane ancora occupata dai Bizantini.

~550

(10) L’evangelizzazione del VI secolo è portata avanti dai vescovi diocesani che innalzano le prime ecclesiae baptismales che diverranno i nuclei per la successiva espansione della rete pievana.

(10) Nella seconda metà del VI secolo, la guerra tra Goti e Bizantini colpisce anche la classe aristocratica ed ecclesiastica. In questo caos i vescovi di Fiesole e Firenze sono costretti a fuggire dalle loro diocesi per luoghi più sicuri.

552

(29) Firenze è nuovamente in mano dei Goti.

568

(6) Per non perdere il potere Narsete favorisce l’invasione longobarda guidata dal re Alboino.

La Toscana viene divisa in diversi ducati uno dei quali si insedia nella zona di Firenze-Fiesole-Val di Sieve.

E’ l’inizio del feudalesimo.

(4) Con la caduta dell’impero romano e la conseguente crisi economica, abbiamo un’inversione di tendenza nel paesaggio mugellano: le aree disboscate diminuiscono per la nuova crescita della foresta che si riprende quasi tutto il territorio; il paesaggio per i successivi cinque secoli ritornerà ad essere simile a quello pre-romano.

LONGOBARDI

569

(51) Nel 569 i Longobardi valicano le Alpi. Valicano anche l’Appennino all’altezza di Reggio Emilia e si impadroniscono di Firenze. “Di qua Bologna bizantina e di là Firenze longobarda: il territorio intermedio diviso fra due padroni e presidiato militarmente” (D.Sterpos). Se dopo la guerra gotica resisteva ancora un minimo di viabilità, con i Longobardi, per un secolo e mezzo, tutte le vie erano spezzate dal fronte di combattimento.

572

(10) Prima invasione longobarda della Tuscia proveniente dalla Pianura Padana con insediamento a Lucca.

~574-584

(10) Nel decennio a seguito della morte del re Clefi si registra un periodo di interregno detto anche dell’anarchia o dei Duchi. I longobardi sono guidati da capi locali (duces) in ampia autonomia di azione. Di questo caos ne approfittano i Bizantini che riescono ad inglobare nel proprio esercito alcuni duchi arimanni che tradiscono la loro gente. A questi nuclei Longobardi è concesso di stanziarsi all’interno delle terre controllate da Ravenna in veste di alleati. In questo contesto è possibile che bande di guerrieri (con famiglie al seguito) abbiano invaso le città della Tuscia settentrionale militarmente poco difese. Ne è un esempio la città di Imola (Forum Cornelii) conquistata dalla soldataglia proveniente plausibilmente dal Mugello e tenuta sino al 630 quando il vescovo riprenderà le proprie funzioni.

La presenza dei longobardi, che seguono lo scisma di Ario, rallenta la cristianizzazione in atto della popolazione autoctona.

576

(10) Seconda invasione longobarda proveniente dalla piazzaforte spoletina verso la Tuscia meridionale.

(10) A conferma della presenza longobarda nell’area mugellana dobbiamo premettere che gli stanziamenti barbarici avvengono per fara ovvero attraverso un nucleo di guerrieri con famiglie al seguito che si stabiliscono attiguamente a centri fortificati in rovina (anche pievi): presso Castiglion dé Pepoli p.e. era nota un’antica località chiamata Fara di Setta. Soltanto due toponimi longobardi sono noti nella conca mugellana, uno è Kastron Getteon (Gattaia), mentre numerosi ne ritroviamo in Romagna oltre l’appennino. Bologna è da considerarsi il caposaldo dal quale si irradia verso il Mugello un sistema difensivo costituito da vari centri fortificati eretto in precedenza dai Bizantini e successivamente caduto in mano germanica.

(10) Negli ultimi anni del VI secolo un esercito longobardo viola il limes organizzato dai Bizantini presso Serravalle e successivamente, con molte probabilità, occupa Firenze e Fiesole. Una fara arimanna si stanzia all’interno del centro etrusco fortificato di Fiesole. Mentre il centro principale germanico è situato a Pistoia, nella prima metà del VII secolo l’oppidum fiesolano assume una posizione di preminenza rispetto alle aree circostanti occupate anche come base logistica delle milizie longobarde dirette verso Ravenna. A Fiesole, privata momentaneamente dell’autorità vescovile, convivono germani dominanti con gli italici autoctoni, tra rovine e tombe, in capanne di legno addossate a ciò che resta degli antichi edifici romani. Entrambe le etnie paiono accumunate da una prevalente religione cristiana.

~590

(10) Il caos economico-legislativo che ha caratterizzato in precedenza la Tuscia ha termine alla fine del VI secolo. In un territorio ritornato selvaggio e ostile si sviluppa una necessità aggregativa tra famiglie dei rustici disposte ad unirsi in comunità di villaggio.

Conclusa la fase predatoria i poco numerosi longobardi si stabiliscono in posizione dominante accanto alle chiese battesimali ed ai castelli già bizantini. Si concentrano nelle aree meglio gestibili da un punto di vista agricolo lasciando alla popolazione quelle meno antropizzate (boschi e pascoli).

(12) I preti, a cui sono sottomessi un certo numero di chierici e che sono a capo di basiliche e oratori, assumono il titolo di archipresbyterum mentre il titolo di “arciprete” resta al titolare della pieve.

Alla fine del VI secolo le chiese battesimali sono rade e poco efficienti in seguito alle distruzioni provocate dalle guerre gotiche.

~600

(10) In linea generale il Mugello longobardo, soprattutto nel VII secolo, è essenzialmente una zona di transito tra Fiesole e i territori transappenninici a ridosso degli avamposti bizantini che difendono Bologna (che cadrà nel 727), fungendo da  retroterra militare. Le risultanze archeologiche di questa presenza sono limitatissime mentre abbondano i toponimi che fanno riferimento a questa esperienza storica.

Probabili allineamenti viari nel periodo “barbarico”

(10) La presenza longobarda in Mugello viene meglio chiarita da documentazioni più recenti relative a insediamenti presso S.Maria a Montepiano (Prato), S.Gavino Adimari e S.Michele di Montecuccoli (Barberino di Mugello). Anche a Borgo S.Lorenzo sono stati rinvenuti reperti riferibili a questo popolo (VII-VIII secolo). Un documento (1102) parla di beni fondiari tenuti “in territorio Mucelli” dai figli di Raimperto, di Ugo, dai Lambardi di Molezzano, Ferliano e S.Giovanni Maggiore a Panicaglia .  Atti della Badia di Luco rilevano indirettamente la loro permanenza nei secoli XI e XII. Meno indizi sono presenti nel Mugello orientale (Dicomano, S.Godenzo, etc.).

Nel VII secolo l’organizzazione pievana aumenta la sua influenza e consistenti sono le conversioni longobarde e alla loro nobiltà si deve la costruzione in questo periodo di chiese e monasteri.

(10) La riorganizzazione agraria del VII secolo è un contributo molto importante da parte degli invasori. In poco meno di due secoli il paesaggio agrario della Tuscia muta radicalmente. La foresta e l’incolto sono punteggiati da piccoli villaggi di capanne di legno.

~690

(10) Alla fine del VII secolo i Longobardi risultano totalmente convertiti. Il passaggio dal loro arianesimo alla regola cristiana è repentino e difficile da spiegare, in ogni caso in questo periodo il ceto dirigente germanico ascende alle più alte cariche ecclesiastiche. La conversione dei sovrani è il primo passo per una rapida cristianizzazione del popolo. Nelle campagne, e quindi nel Mugello, l’evangelizzazione risulta più lenta e, probabilmente, non si conclude sino all’VIII secolo e oltre.

~700-800

(10) L’VIII-IX secolo vede anche l’ascesa sociale, in ambito prettamente locale, di piccoli e medi proprietari che si legano al vescovo attraverso contratti di livello relativi a terre che spesso gli stessi possessores hanno donato al presule. Per esempio la fortuna della famiglia degli Aldobrandeschi nasce proprio nell’ambito di queste dinamiche.

Questo periodo è di scarsa evoluzione abitativa rispetto al secolo precedente: si osservano numerosi piccoli nuclei e case sparse in ambito rurale. La costruzione di cappelle private all’interno di questi centri diviene strumento di ascesa sociale.

(10) Nel Mugello l’affermazione della rete delle plebes avviene in ritardo rispetto alla Toscana (VI secolo) e all’Italia in generale (IV-V secolo).

~700

(10) Da un punto di vista sociale tutto cambia nell’VIII secolo quando nasce la figura della proprietà fondiaria e del possessor che meglio sfrutta il lavoro servile. Ci troviamo di fronte al “villaggio-azienda” nel quale la differenziazione sociale è netta anche da un punto di vista “urbanistico”: le case dei rustici si trovano in basso, quella del possessor o del suo rappresentante in alto in posizione dominante.

(10) Nell’VIII secolo con la rinascita liutprandea si ha anche la ripresa della documentazione archivistica.

727

(51) Sotto Liutprando, i Longobardi riescono a prendere Bologna.

~750

(10) L’VIII è considerato un secolo di ripresa economica, sociale, culturale e di relativa pace. L’evangelizzazione di questa parte della Tuscia è adesso interessata anche dalla presenza di monaci cristiani provenienti dall’Africa e dall’Asia minore. Questi ultimi sono fuggiti a Roma a causa della pressione araba che si registra nei loro paesi d’origine. Da Roma il Papa li invia nel territorio longobardo per un’opera di conversione. I risultati sembrano eccelenti se si pensa alle innovazioni liturgiche e alla dedicazione delle chiese dell’appennino che essi adottano. Dal momento che questi monaci sono inizialmente impegnati nelle località a grande tasso arimanno come Bologna, è plausibile che la cristianizzazione si irradi da questa città verso le terre mugellane.

(12) Nell’VIII secolo il termine plebs compare in Toscana a livello popolare riferendosi alla chiesa, al suo popolo e al piviere. Le pievi divengono istituzioni amministrative del controllo religioso del contado e responsabili della giurisdizione della popolazione e della raccolta dei tributi per il vescovo. In pratica si occupano della registrazione anagrafica dei battesimi, matrimoni e sepolture, dell’istruzione scolastica, della leva militare, della manutenzione della rete stradale e dell’esecuzione di opere pubbliche.

Gli oratori dipendono dalla chiesa battesimale alla quale vengono demandate tutte le funzioni sacramentali e liturgiche più importanti.

727

(51) Astolfo conquista Ravenna e mette fine al governo dell’imperatore d’oriente. La viabilità transappenninica attraverso il Passo della Futa (chiamato allora de Lo Stale) viene ripristinata.

Rinasce inconsapevolmente un percorso che ricalca la stessa direttrice della strada di Caio Flaminio. Un percorso ricreato dal secolare transito di pedoni e animali e non dalla intenzionale ricostruzione di una strada che non c’era più.

FRANCHI

774

(6) I Franchi di Carlo Magno scendono in Italia e cacciano i Longobardi.

Nel Mugello il feudalesimo viene ribadito e enfatizzato dai nuovi invasori.

I precedenti ducati longobardi vengono mantenuti e ulteriormente suddivisi in altre aree subalterne rette da marchesi, conti, visconti, baroni, castellani, etc.

Da un’iniziale situazione di “vassallaggio” verso l’imperatore, che elargisce potere ai suoi fedeli tenendosi però l’usufrutto  delle proprietà, si passa pian piano a una situazione di “feudalesimo s.s.” nella quale tutti i benefici possono essere trasferiti ai discendenti.

Anche la Chiesa diviene grande feudatario concedendo feudi minori, benefici, livelli, etc. Tutto insomma resta infeudato: le cariche, i titoli, i servizi, le acque, la caccia, la pesca, etc. etc. Il popolo scompare e rimangono solo due classi sociali: i ricchi possessori e gli umilissimi servi. I più grandi feudatari del Mugello sono gli Ubaldini e i Guidi.

(6) UBALDINI

Discendono dai Goti Scambri venuti in Italia durante il regno Longobardo di Aginulfo e Teodolinda (anno 600). Grazie ai legami instauratisi con il monastero di S. Pietro a Luco ed il sostegno della Marca Toscana, gli Ubaldini all’inizio del 1100 finiscono per prevalere sulle altre consorterie mugellane come i Gotizzi ed i Suavizzi. Inizialmente sono un’unica famiglia,

successivamente, dal 1186, si dividono in Ubaldini da Galliano, da Montaccianico, da Soli, da Senni, da Santa Croce, da Coldaia, da Villanova, da Monte Caroso, dalla Pila, da Ripa, dal Castello, da Lutiano, etc. Tutte queste famiglie congiunte (consorterie) dipendono da duchi e conti della Toscana (si ignora da chi avessero avuto la reale podestà) e possiedono tenute, palazzi, castelli e rocche dominando su vassalli minori e sugli abitanti dei diversi luoghi. Per i servigi resi ai Franchi il 1 ottobre 801 Carlo Magno li nomina suoi cavalieri “a spron d’oro” e li esenta da gravezze e pedaggi.

Chiesa di San Giovanni Battista a Senni

(3) Gli Ubaldini vengono considerati “conti rurali” o “cattani”; da questa definizione deriverà anche il nome di un ramo della famiglia: i Cattani appunto.

Calenzuolo

(6) Gli Ubaldini non dominano tutto il Mugello. Il loro potere è concentrato nella porzione occidentale del territorio mugellano: Galliano (sede principale della più illustre casata); Villa Le Maschere; Fontebuona; Tassaia (Monte Caroso); Pila (nei pressi di Polcanto); Lutiano Vecchio; Uliveta; Apennini di Casaglia, di Ronta, di Luco, di S.Agata al Cornocchio, di Marcoiano, dello Stale. In ogni caso parte del loro dominio concessogli da Carlo Magno si trova al di là degli Appennini. Le rocche degli Ubaldini si trovano ubicate a Galliano, Galliano al Monte, Roccabruna, Montepoli, Marcoiano, Lumena , Latera, Villanova, Cignano (Soli), Pulicciano, Mucciano, Palagiaccio (Senni), Ripa, Uliveta, Montecaroso, Pila, Lutiano, Fontebuona, S.Croce a Fagna, Montaccianico, etc.

Chiesa di Santa Maria a Soli

(6) GUIDI

Dominano e governano la parte orientale del Mugello.

(3) Scendono in Italia con Ottone I dal quale hanno ricevuto nel 967 il feudo di Modigliana.

(6) L’origine della famiglia è incerta; è probabile che la loro discendenza sia simile a quella degli Ubaldini. Il loro territorio mugellano comprende Ampinana, Dicomano, San Godenzo, Val di Sieve (sino a Pontassieve), da qui prosegue verso Montevarchi e il Casentino. Inoltre dominano in altri territori: in Emilia Romagna, Val Marina, Prato, Pistoia, Vinci ed Empoli. Anche i Guidi si dividono in varie famiglie; nel Mugello abbiamo i Guidi di San Bavello, di San Godenzo, di Belforte, di Castel di Pozzo, di Vicorata, di San Lorino etc. Le loro principali rocche sono: San Lorino, Vicorata, Fornace, Rincine, Castel del Pozzo, Londa, San Bavello, San Godenzo, Lo Specchio, Moncironda, Poggio al Puledro, Castagno, Corella, Belforte, Ampinana, Gattaia, Orticaia, Torricella, Rossoio, Vitigliano, Villa, Rostolena, Casole, Incastro, Molezzano, Montesassi, Viminiccio (Scopeto), Mont’Aguto, Monterotondo, Casaglia dell’Alpe, Vespignano, Cerreto Maggio, Campiano, etc.

(10) CADOLINGI

I loro possedimenti sono documentati dalla prima metà del X secolo nella valle dell’Ombrone pistoiese. Hanno proprietà a Baragazza, Bruscoli, Passo dello Stale, Montecarelli, Mangona, Vernio, Montepiano. I conti cadolingi non raggiungono però la valle del Mugello s.s. Si estinguono nel 1113.

(10) GOTIZI

Sono legati ai Guidi sin dal X secolo. Pur con un vasto patrimonio non raggiungono mai funzioni pubbliche. Hanno interessi a Luco dove possiedono un castello e dove favoriscono (1085) l’edificazione del monastero femminile. Prima del 1000 hanno quote anche dei castelli di Rifredo e Riocornacchiaio e altre proprietà nelle valli del Santerno e della Sieve. Nell’XI secolo Gottifredo Gotizio acquista i castelli di Cantamerlo e Frena e le curtes di Macerata, Casanova, Larciano e Castro. A causa di una grossa frammentazione della famiglia, già alla terza generazione subentra il loro declino.

(10) NEPOTES RAINERII

Subiscono la stessa sorte dei Gotizi. Possiedono i castelli di Pietramensola, Combiate e Latera nelle valli del Carza e della Marina.

(10) SUAVIZI

Dalla metà dell’XI secolo hanno numerosi possedimenti (corti e castelli) con particolare concentrazione nella Val di Carza: Calicarza, Paterno, Pietramensola, Pila, Spugnole, Montefugoni.

(10) UBERTI

Nell’XI secolo possiedono beni a Grezzano, S.Giovanni Maggiore e Viminiccio.

~774-888

(10) Età Carolingia: all’inizio della dominazione franca Carlo Magno non istituisce un ducato della Tuscia né da ad uno dei conti toscani un potere superiore. Alla fine dell’VIII secolo Firenze ha un conte (dux Gudibrandus) alle strette dipendenze del re carolingio che lo sceglie tra l’aristocrazia longobarda. Così non avviene per il successivo (comes Scrot) agli inizi del IX che è espressione dell’entourage carolingio. Le cariche minori, anche a livello ecclesiastico, rimangono comunque in mano dei germani.

(10) Nell’846 il comitato di Fiesole e Firenze, a seguito della progressiva autorità carolingia rispetto a quella longobarda, viene sottoposto al potere di un conte (marchio) che soprintende quasi tutta l’attuale toscana settentrionale.

Al marchese, e quindi all’imperatore, si legano gli Aldobrandeschi che ne divengono vassalli aumentando esponenzialmente il loro potere nella Tuscia. Questo è il primo esempio paradigmatico che spiega il rapido emergere di tutte le altre famiglie che divengono vassalli dell’imperatore e sviluppano il loro potere nella Toscana post-carolingia.

Alla morte di Carlo III (888) si registra l’inizio della decadenza carolingia con la dissoluzione dell’impero a favore di un microcosmo di poteri signorili locali.

786

(51) Carlo Magno valica l’Appennino da Bologna a Firenze.

~800-900

(10) Le vocazioni produttive per i secoli IX e X, periodo in cui è ancora vivo il sistema curtense, sono quelle della segale, vino, olio, castagne, allevamento di pecore.

(12) Nel IX secolo il termine plebs compare nei documenti ufficiali riferito alle chiese battesimali.

801

(33) Per confermare l’area d’influenza degli Ubaldini, in un proclama carolingio il Mugello viene per la prima volta delimitato geograficamente con una certa precisione da Carlo Magno.

814

(6) Muore Carlo Magno e l’Italia diviene dominio dei suoi successori. La Toscana continua ad essere governata da conti e marchesi. Ogni torre ospita un tiranno. A remissione dei propri peccati le famiglie feudatarie danno inizio al fenomeno delle donazioni alla Chiesa affinchè i sacerdoti porgano per loro a Dio le proprie preghiere. Nel Mugello è celebre la donazione del conte Ugo (anno 988) che fa erigere l’Abbazia di Buonsollazzo (Tassaia). La Chiesa si avvantaggia in ricchezza e potenza e pure il popolino, per liberarsi dai soprusi dei feudatari, pone le proprie possessioni sotto la sua protezione. Il colmo dell’arricchimento ecclesiastico avviene intorno all’anno 1000 ritenuto come la fine del mondo: le donazioni aumentano a dismisura per salvare l’anima in prossimità della morte certa. Il clero diviene anch’esso potenza feudale e prende inizio il fenomeno dei Vescovi Conti.

~820

(10) A partire degli anni venti del IX secolo si esaurisce il primo ciclo di donazioni agli enti ecclesiastici (il secondo sarà quello dell’XI secolo) forse perché cambia la percezione della Chiesa diventata molto più ricca anche per l’imposizione obbligatoria carolingia della decima (800). I vescovi cominciano a trasferire molti beni all’aristocrazia laica a titolo di beneficio ma questi ultimi li trasformano talvolta in piena proprietà provocando ingenti danni alle diocesi.

854

(10) Termina la supremazia amministrativa del vescovo fiesolano nella parte nord del proprio territorio e quindi anche su tutto il Mugello. Siamo in età carolingia e sino ad ora la diocesi fiorentina ha limitato il proprio controllo sulla città e su una limitata fascia esterna; tuttavia il Mugello nonostante questi eventi passerà sotto la diocesi di Firenze solo nel X secolo.

(38) I comitati fiorentino e fiesolano si fondono con la conseguenza di avere due vescovi in un solo comitato.

866

(38) Il vescovo di Fiesole, Donato, in relazione all’accordo dell’854 che lo vede subordinato a quello fiorentino più potente, chiede ed ottiene dall’imperatore Ottone II la restituzione della propria diocesi nei vecchi confini e immunità.

Basilica di San Romolo a Fiesole

895

(51) Arnolfo di Carinzia attraversa l’Appennino da Bologna a Firenze. Il sovrano è stato chiamato dal Papa a Roma. Per valicare l’Appennino divide l’esercito in due parti, sarà la composta dagli Alemanni a percorrere l’antico tratto transappenninico.

~900

(10) Nel X secolo il sistema curtense mugellano entra in crisi. Si ha la suddivisione degli organismi in piccoli appezzamenti concessi a coltivatori.

925

(10) Viene edificato l’Oratoro di S.Maria ad Acone (ricordiamoci si sta avvicinando la fine del mondo dell’anno 1000 !) da parte di due fratelli di origine germanica che, a loro spese, con dotazione di beni e elargizioni verso i poveri, tenendosi soltanto per loro il patronato, incaricano i preti di gestire l’oratorio, dire Messa e recitare preghiere per la salvezza dei loro due benefattori.

Chiesa di Santa Maria ad Acone

Nella mentalità dell’elite dominante si fa progressivamente strada l’immagine di un Dio biblico vendicatore e giustiziere che incute terrore per la sorte dell’anima post-mortem ed alla quale si può rimediare solo attraverso la mediazione del sacerdote al quale vengono demandate le preghiere in cambio della rinuncia di beni terreni lasciati a loro in dono.

~920

(10) Negli anni venti del X secolo, nelle zone oltre appenniniche del Mugello le stirpi locali come i Cadolingi (area pistoiese) e i Guidi sono elevate dall’imperatore al rango comitale.

926

(49) Viene documentata per la prima volta la Chiesa di S.Cresci a Macioli (Pratolino).

934

(10) E’ attestata la Pieve di S.Lorenzo a Borgo S.Lorenzo

Pieve di San Lorenzo a Borgo San Lorenzo

938

(10) E’ attestata la Pieve di S.Piero a Vaglia

Pieve di San Piero a Vaglia

941

(10) E’ attestata la Pieve di S.Giovanni Maggiore e S.Cresci a Macioli

~950

(10) A metà del X secolo tutti i funzionari si legano direttamente al re ed il marchese deve condividere il proprio potere con altre famiglie assumendo un ruolo intermedio tra re e poteri locali.

(10) L’ordinamento pubblico carolingio è a una svolta. Numerose proprietà del comitato fiorentino sono proprietà del fisco regio o marchionale e si concentrano ovunque, anche nel Mugello. Già prima della fine del X secolo tale patrimonio è stato ampiamente ceduto all’aristocrazia laica o alle mense vescovili: ciò è la probabile causa iniziale della dominazione locale di Guidi e Cadolingi.

(12) Sino alla metà X del secolo la giurisdizione delle pievi è individuata dai villaggi che ad essa appartengono o che le pagano decime per consuetudine consolidata. Successivamente si passa gradualmente al criterio della territorialità dove sono riconosciute soggette alle pievi tutte le cappelle che si trovano nel suo territorio.

La pieve viene anch’essa indicata ecclesia mater paritetica alla cattedrale.

Il fenomeno dell’incastellamento comporta la sparizione di quelle pievi rurali che si vengono a trovare entro le mura divenendo pievi urbane.

960

(10) I Guidi  risultano legati a Berengario II (re d’Italia dal 950) e ad Adalberto che donano loro alcune proprietà derivanti dallo sfaldamento di preesistenti corti regie: Porcaria, Farneto e Argomenna situate tra Galiga e Monte Giovi; Caternano e Tigliano che si trovano nel Piviere di S.Andrea a Doccia; Vicoferaldi ubicato nel Piviere di S.Maria ad Acone; Campolungo nella Parrocchia di S.Lucia alla Pievecchia; S.Felicita a Faltona (nota dal 1016 col nome di Larciano); Bricciana nell’attuale comune di Vicchio, i Castelli di M.Giovi, Monte di Croce e M.Rotondo.

Fienile sulla strada per Bricciana

978

(47) L’imperatore Ottone II concede al Vescovo di Firenze i privilegi di località Pimaggiore (già detto Pino Maggiore con Chiesa di S.Pietro) .

Chiesa di San Pietro a Pimaggiore (oggi San Pier Maggiore)

983

(38) Ottone II conferma al vescovo di Firenze il patronato della Pieve di Vaglia che ne documenta per la prima volta l’esistenza.

~990

(10) Alla fine del X secolo ampie parti delle terre marchesali passano all’aristocrazia laica ed ecclesiale tramite una fitta serie di donazioni. Le terre più ambite sono preda di Cadolingi e Guidi.

Aree di influenza laiche e religiose nel Mugello intorno a l’anno 1000