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LA ROCCA DI CAMPESTRI (lato est) VISTA DA SAN MARTINO A VIMINICCIO


INVERNO 2021 ALLA ROCCA (foto di Luca Angelini)


LE MURA DI VICCHIO


SAN MARTINO A SCOPETO O VIMINICCIO


TRAGICO 1963

Pian di Manzano: Cippo in ricordo di Franco Peroni deceduto a causa di un incidente di caccia (Foto di Carlo Semplici)


IL CIMITERO ABBANDONATO DI CAMPESTRI (Foto di Carlo Semplici)


LA ROCCA 1974

Santi Nati e Massimo Rossi


VASCHE PER L’ESTRAZIONE DEL TANNINO DI CASTAGNO

Il tannino è un composto polifenolico contenuto in ogni pianta, di qualunque specie, forma o dimensione. La sua presenza è frutto dell’evoluzione naturale e la sua funzione è proteggere tronchi, fusti, foglie e frutti dall’assalto di funghi, batteri e virus ma anche di erbivori ed altri animali che si cibano di queste piante, che altrimenti agirebbero indisturbati, portando la pianta a marcire e a morire.

Tra le varie specie arboree il legno di castagno è il più ricco di questa sostanza che può raggiungere fino al 10% del suo peso.

Fin dall’antichità il tannino è stato utilizzato dall’uomo per vari scopi ma particolarmente per la concia vegetale di cuoio e pelli infatti esso è in grado di fissare le proteine (il collagene) conferendogli caratteristiche uniche rispetto agli altri metodi di conciatura.

I Sumeri furono tra le prime popolazioni ad utilizzare sistematicamente la concia delle pelli, per la quale utilizzarono vari metodi tra i quali quello tanninico e questa tecnica venne in seguito perfezionate dai Babilonesi, dagli Egizi e dai Persiani. In Toscana, gli Etruschi inaugurarono una lunga tradizione nella concia al tannino vegetale, che continua ancora oggi negli stessi territori. I Romani perfezionarono ulteriormente il metodo e furono tra i primi a disciplinare l’attività conciaria, gettando le basi delle corporazioni d’arte e mestieri.

Il procedimento di base per estrarre il tannino dalle materie prime vegetali è rimasto sostanzialmente immutato nei secoli ed è incredibilmente semplice.

Nella produzione con il castagno, il legno viene sminuzzato e lasciato macerare in acqua calda ed il tannino si libera a poco a poco per infusione in maniera del tutto spontanea. Non c’è alcun bisogno di forzare questo processo, che avviene naturalmente né, tanto meno, è necessaria l’aggiunta di sostanze chimiche.

Quando tutto il tannino viene rilasciato nell’acqua, siamo già in presenza di un estratto naturale pronto per essere utilizzato in forma liquida.

Ovviamente, nonostante la semplicità del principio, il metodo di estrazione industriale del tannino nel corso degli anni è stato perfezionato, aggiungendo dei passaggi per ottimizzare la resa di estrazione, per una migliore efficienza energetica ed uso responsabile delle risorse.

da https://tannins.org

In antico tutto il procedimento avveniva sul luogo di taglio, con lo sminuzzamento del castagno, la sua macerazione in semplici vasche e la raccolta del prodotto in recipienti idonei.

Sul versante settentrionale di Monte Giovi, nei castagneti sopra Vicchio sono ancora visibili alcune di queste vasche sottoforma di resti o strutture ancora integre sparse in un’ampia parte di territorio. Esse sono mirabilmente scavate a mano nella roccia arenaria e si presentano con un fondo pressochè rettangolare (L=120÷150 cm) ed un foro di uscita per la raccolta del prodotto liquido. Di fronte a questi manufatti sorge spontanea una domanda: a che periodo risalgono queste forme originali che ritroviamo nei boschi vicini a Poggio Colla?

Resti di vasca presso Case al Vento

Vasca presso Montisassi